Settimana scorsa sono andato a fare un concorso. Era un concorso praticamente esclusivamente per titoli e pubblicazioni (ricorda). Bene, pur essendo in un settore disciplinare diverso dal mio, io avevo sia titoli che pubblicazioni per partecipare (altrimenti non mi sarei potuto iscrivere… ovvio no?), ma proprio perchè sapevo di essere fuori settore ho accettato tutte le critiche basate su questa argomentazione (anche se, ripeto, se non fossi stato idoneo il bando non mi avrebbe permesso di iscrivermi… ovvio, mi dirai?) poi ad un certo punto il colpo di genio.

“Mi scusi, ma lei nel 2007 ha pubblicato troppo. Come mai?”

Hai capito?

Come se pubblicare tanto e quindi lavorare tanto fosse un difetto

Nel mondo universitario, capisci bene, le pubblicazioni sono parte del tuo lavoro, se non la parte preponderante. Ciò non ha niente a che vedere col merito o la bravura o la pertinenza con un posto di lavoro, ma sono la rappresentazione del tuo lavoro e se devi giudicare il lavoro di qualcuno guardi le sue pubblicazioni. Per cui potevano dirmi “le sue pubblicazioni fanno schifo”, “i suoi articoli non hanno senso”, “il suo inglese è scolastico”, “i suoi risultati sono sbagliati”, “lei è un coglione”.

Ma dire “come mai nel 2007 ha pubblicato così tanto?” è come dire ad un centravanti, con tono dequalificante (sottolineo) “come mai hai segnato troppi gol?”. Ovvio che poi puoi decidere che preferisci un altro giocatore o uno con caratteristiche diverse o un centrocampista che magari segna di meno, ma ti garantisce altro o argomentare “si segni tanto, ma non sai stoppare la palla e non fai salire la squadra”. Questo avrebbe avuto senso e su questo non avrei discusso (oggi).

Nonostante sia ormai abituato alle porcate che succedono in questo ambiente, sono stato sorpreso anche stavolta.

Cosa avrei dovuto rispondere?

(continua…)