Perchè amo i Ragazzi pt.1

Una mattina stavo camminando verso la fermata del bus. Il numero 9. Che da Pacific Palisades mi avrebbe portato a Santa Monica. Poi avrei preso il 2 fino a Venice dove solitamente faccio colazione, mi rilasso, leggo i giornali.

Era il 2005.

Alzo gli occhi e vedo un cartellone. I Ragazzi in concerto ad Irvine. Irvine dista qualche centinaio di chilometri da LA. Mi fiondo al ticket store della UCLA e mi prendo due biglietti. Inizialmente avrei dovuto andarci con quella tipa di Roma di cui ora non ricordo nemmeno il nome. Quella che assomiglia vagamente alla Pandolfi, ricordi? Si si si vengo io con te al concerto. Mi dice. Poi si perde e allora decido di portarmi Robertino. Lui sbuffa sbuffa. Ma cosa ci vengo a fare. Ma pensa te. Ma io là. E bla bla bla.

Noleggiamo una macchina.

Il concerto è alle 19. Pensiamo bene di partire appena dopo lezione. Alle 13 siamo già là. Tipico mio. E Roby sbuffa. Tutto il pomeriggio qui. E io cosa ci faccio. E bla bla.
Irvine è una ridente cittadina tipica americana costruita nel verde ad Orange County. Si proprio quella del telefilm, anzi io ci ho passato una settimana proprio là, tra Newport e Huntington beach a casa di Kim (grandissima, I love you, take care to Big J.) ed è assolutamente come si vede nel serial. Però ad Irvine oltre al megapool (dove ho conosciuto Michelone Phelps, ma questa è un’altra storia) vi è solo un’altra cosa…. un gigantesco quartiere commerciale!! Hai presente Serravalle? Decuplicalo e americanizzalo e sei là!
Io e Roby siamo due maniaci dello shopping per cui avevamo trovato il nostro passatempo pre-concerto… ricordo che ci siamo tuffati in un piccoooooolissimo negozietto specializzato in cheesecake (di cui io vado pazzo…). Hai presente, non so, l’ingresso di Zara quello in Vittorio Emanuele con le scalinate? Ecco prendi quello spazio là, due piani intendo, e riempilo di tutti i tipi possibili di cheesecake (e solo cheesecake! cercavi una pralina di cioccolato non la trovavi…). Poi siamo stati 700 ore in un negozio di intimo….Robi aveva in testa una ragazza bionda appena conosciuta prima di partire dall’Italia (una stronza che faceva la stronza), io avevo una storiella, bene dopo tutto quel pensare siamo riusciti ad uscire dal negozio con lo stesso completino!?!? Lui sostiene di averlo addocchiato prima lui. E forse stavolta ha ragione. Sta di fatto che la sua stronza l’ha preso e poi lasciato da tipica stronza. Mentre la mia, boh, non si è ancora capito.

Arriva quasi l’ora del concerto. Salutiamo la cittadella dello shopping e ci dirigiamo all’Averion Theater. I concerti negli states sono un’altra cosa. Di organizzazione. Arriviamo in macchina e abbiamo il posteggio personale compreso nel ticket (non come qui che arrivi al forum e sei costretto a mettere la macchina dentro il parking all’aperto dove un superabusivo ti fa pagare 5 euro… che se il ticket ti è costato 30 proprio la proporzione non ha senso…oppure parcheggi a Buccinasco e cammini mezzora…). Ovviamente è pieno di ragazze e così Robi la smette di sbuffare. Niente coda. Ci sono mille ingressi. Entriamo. L’Averion è davvero una bella struttura, all’aperto, costruita a teatro con il palco in basso tipo fossa dei leoni. Molto suggestivo.

Inizia il concerto. Tral’altro con The Call, uno dei pezzi che mi spacca di più live. Ma è durante I’ll never break you heart che succede l’impensabile. In un coacervo di 15mila ragazze urlanti siamo io e Robi col nostro inglese sgangherato che cantiamo a squarciagola mettendoci in evidenza. Specie l’attacco della seconda strofa. Senza musica As time goes, byyyyyy you…. le ragazzette ci guardano e non sanno cosa pensare. Anche perchè io ho avuto l’accortezza (giuro in tutta ingenuità, avevo dato tutt’altro significato) di presentarmi al concerto con una maglietta appena comprata in uno store di Vegas con la scritta “Assume the position” che solo la mattina dopo la mia insegnante di lingua mi ha fatto capire che volesse significare una sorta di “Mettiti a 90″…. ora, due ragazzi, un bianco e un nero, al concerto di una delle più famose BoyBand che la storia ricordi, in mezzo a migliaia di ragazzine, con una maglietta con quel significato, che cantano tutte le canzoni…. beh, è chiaro. Sono due ricchioni.

E noi che pensavamo di portare a casa anche qualcosina….

Ho parlato al plurale. Si. Perchè indovinate chi era l’unico (quasi) più scatenato di me. Si, proprio lui. Robertino. Quello che ha sbuffato tutto il viaggio. Si è divertito così tanto che non ha fatto altro per il resto della vacanza di rubarmi l’iPod per ascoltarsi le canzoni dei Ragazzi e rivivere l’atmosfera magica del concerto. E dovevate vederlo come li difendeva. Dalle consuete e stupide considerazioni in pregiudizio. Tornati in Italia siamo andati a vederli a Bologna. Io anche a Milano però.
Ho solo bei ricordi legati ai miei concerti coi Ragazzi. Con Davidone. Nel 1999. Andiamo a Viareggio? Ricordi man. Ma questa è un’altra storia
Ricordo che quando sono usciti di scena sulle note di “Everybody” io ho detto a Robi “Saluta perchè non li rivedrai più, questo è il canto del cigno”. Non è andata così. Sono tornati un’altra volta. Ma questa è un’altra storia. La lasciamo alla parte 2.