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Settimana scorsa sono andato a fare un concorso in Università. Non per crescere di ruolo, ma per scendere. Ovviamente ero over titolato per un posto del genere. Un po’ come quando un calciatore di Serie A decide di scendere in B. Se in forma, per forza di cose sarà più forte dei giocatori di categoria. E il mister lo metterà in campo.
Ma perchè ero lì?
Restando in metafora, io è come se fossi in Serie B e stessi facendo a gara per andare in A, ma in tempo di crisi i posti sono pochi (+Moggi…) e quindi si prova a trovare posto anche in C.
Bene, in C spacco però. Fuori di metafora, non sarà una crescita di carriera, ma un anno di contratto posso accettarlo ben volentieri.
Arrivo e in mattinata scopro che i candidati sono due. Io e un altro. Dieci minuti prima del colloquio scopro che quell’altro lo conosco, e anche bene. È stato mio studente.
Lui sta facendo la sua strada. Sta salendo dalla primavera alla C. È giusto che la strada gli venga sbarrata da un vecchio guerriero che scende dalla B? Non dovrei preoccuparmene. Non è un problema mio. Se la società non fosse nel baratro non ci sarebbe questo imbuto. Io salirei in A e lui salirebbe in C. Naturalmente.
Devo forse farmi io carico di tutti i problemi? No. Però non me la son sentita di rovinare la carriera a un ragazzo giovane e far pagare a lui colpe di altri.
E me ne sono andato.





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